FOTO NOME (specie  sottospecie  'Forma'  CULTIVAR)                    Descrizione

 

 

 

 

 

 

 

Crescita di Helianthus tuberosus  (immagini dall'Est degli Stati Uniti)

                  fonte: rlg Photos (in Flickr) 

 

 

 

 

 

Gli affascinanti fiori di  H. tuberosus

fonti:     Giorgio Cortese         JS

     maddox_x               LuigiFDV

Patrizia1966   sandy2541   stargirl02

 

 

 

 

 

 

Gli interessanti rizomi ricchi di inulina vedi

fonti:   claudecf     FotoosVanRobin

             hianja           steffenz

 

 

 

 

 

 

L'ibrido Helianthus LEMON QUEEN

                                             foto: J.S.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Helianthus tuberosus, noto comunemente come Topinambur

La specie Helianthus tuberosus occupa una posizione particolare tra le piante geofite per svariate ragioni. Essa appartiene, come la Dahlia, alla vastissima famiglia delle  Compositae  (nom.cons.) o, più correttamente, delle Asteraceae, e viene apprezzata sia come pianta decorativa che curativa, nonché commestibile per l'uomo e per gli animali ed ha anche una certa importanza industriale.

Il genere Helianthus, helios” (= sole) , ”anthos” (= fiore), originario del Nord America, comprende 52 specie, in maggioranza di piante perenni, ma è l'H. tuberosus che si distingue per l'organo ipogeo formato da un rizoma tuberoso. Il nome latino è stato introdotto da Carlo Linneo nell'opera Species Plantarum del 1753. Di seguito sono stati inventati almeno sette nomi alternativi, ma la precedenza è stata data a quello coniato da Linneo. E' interessante ricordare che già all'inizio del '600 nel giardino dei Farnese a Roma Helianthus tuberosus veniva coltivato nell'orto dei semplici. Era noto allora come Flos solis farnesianus. Ne riferì già nel 1616 Fabio Colonna in Ecphrasis Plantarum minus cognitarum, Pars II , inserendo anche un'immagine dei rizomi, ma non una descrizione del fiore. Nel 1625, nella pubblicazione Hortus Farnesianus, sive exactissima descriptio variarum quarumdam plantarum quae continentur Romae in horto Farnesiano etc., la pianta venne menzionata da Pietro Castelli, curatore dell'Hortus, usando lo pseudonimo Tobias Aldinus, caesenas. Successivamente Helianthus tuberosus si diffuse in varie zone dell'Italia centrale e settentrionale con numerosi nomi volgari, come per esempio "Tartuffo bianco", "Tartuffo in canna", "Carcioffo di Terra", "Pomo di terra bastardo", "Girasole articocco", "Girasole tuberoso", "Pero di terra" (vedi) e "Topinambour"; più recentemente "Rapa tedesca" (vedi), "Tartufo di canna", "Tartufola bastarda", "Elianto"  e "Topinambur" (vedi).

Topinambur è il nome sotto il quale la pianta è attualmente nota in molti Paesi. Esso deriva dalla trascrizione francese del nome di una tribù di indigeni del Brasile, Topinambour. L'associazione con indiani del Sud America è puramente casuale e non rispecchia nemmeno la provenienza della pianta. Nel 1613 furono portati alla corte reale di Parigi alcuni membri della tribù brasiliana dei Tupinambás, famosi cannibali (vedi Hans Staden), noti per la loro feroce resistenza all'occupazione portoghese . I francesi li chiamavano Topinamboux. Approssimativamente nello stesso periodo venne introdotto dal Canada in Francia Helianthus tuberosus e qualcuno associò la pianta agli indiani brasiliani. Il nome triviale Topinambour si diffuse prontamente anche in altre lingue e fu ripreso anche da Carl von Linné nel 1753, con l'indicazione dell'errata origine brasiliana.

Divertente è anche l'incertezza sull'origine del nome volgare inglese di Helianthus tuberosus : Jerusalem artichoke. Si pensa che "artichoke" (carciofo) sia dovuto al sapore del tubero, simile a quello del carciofo, e "Jerusalem" sia dovuto ad una pronuncia storpiata della parola italiana "girasole" usata dai coloni italiani negli USA (vedi) . Appare però più probabile che il nome inglese derivi da quello italiano usato per le piante coltivate dai Farnese già nel XVII secolo, "Girasole articocco" (vedi). Di ritorno dal mondo anglosassone, nel XIX secolo anche in Italia era noto il nome "Articiocco di Gerusalemme"(vedi).

In Piemonte, dove il topinambur è molto diffuso, vengono usati, a seconda della zona, i nomi "Ciapinabò" o "Topinabò"   e i rizomi vengono consumati crudi (sapore nocciolato) nelle insalate e come verdura essenziale nella bagnacauda, oppure vengono cotti sotto forma di flan, zuppe o gratinato al forno (sapore di carciofo)  vedi.

 

Helianthus tuberosus (vedi) è una pianta molto decorativa (vedi), facile da coltivare e da riprodurre agamicamente, adatta anche a terreni poco fertili e trascurati. Per queste innegabili virtù viene spesso usata per abbellire con i suoi splendidi luminosi fiori gialli in tarda estate ed all'inizio dell'autunno i margini dei giardini, le scarpate incolte e i bordi di strade o sentieri. E' però utile ricordare che la pianta fu introdotta in Europa soprattutto come facile fonte di cibo quando la patata non era ancora largamente diffusa. Infatti, i rizomi possono essere consumati dall'uomo anche crudi (vedi), ma esistono numerose ricette per farli diventare più appetibili con svariate aggiunte di spezie o preparazioni a caldo. La maggiore ragione per la limitata diffusione di questo alimento è stata, a differenza della patata, la notevole difficoltà di conservazione dei rizomi fuori terra. Infatti, il miglior modo per assicurarsi la disponibilità di rizomi freschi è tuttora quello di lasciarli in terra e cavare d'inverno solo quelli che verranno subito consumati. La scarsa conservabilità dei rizomi è anche la principale ragione per la limitatissima disponibilità di Helianthus tuberosus nel commercio delle bulbose decorative.

 

Le cure colturali del Helianthus tuberosus sono particolarmente semplici (vedi). Esse si riducono praticamente solo all'impianto di rizomi sani e freschi in un suolo non eccessivamente siccitoso ben esposto al sole. Le piante emergono in primavera e completano il loro ciclo in tardo autunno. Basta tenere la zona dedicata a questa pianta pulita dalle infestanti legnose e troppo vigorose. E' opportuno ricordare che le piante possono raggiungere l'altezza di oltre 2 m ed in condizioni favorevoli oltre 3 m. Le piante possono crescere nello stesso luogo per molti anni e non è necessaria alcuna concimazione se non si desidera impostare una produzione intensiva di rizomi (vedi). Helianthus tuberosus può diventare infestante in zone coltivate a piante ornamentali o alimentari. Nel caso di coltivazioni intensive, praticate da varie imprese (e.g. vedi) per la produzione di alimenti, estratti dietetici e farmaceutici o per la produzione di mangimi e alcol (vedi, vedi, vedi) è opportuno procedere ad una concimazione simile a quella della patata (Solanum tuberosum). Le piante di Helianthus tuberosus vengono raramente attaccate da parassiti e normalmente non è necessario procedere a trattamenti crittogamici.

 

Il valore estetico dei fiori di Helianthus tuberosus è indiscutibile. Esso viene molto apprezzato soprattutto per illuminare con i suoi fiori di colore oro giallo in autunno le zone di confine dei giardini lungo le recinzioni, vicino ai muri o a fianco delle scarpate. I fiori si prestano anche bene ad essere recisi ed esposti in attraenti bouquet. Questa specie non è raccomandata per la coltivazione in vasi, ma può essere fatta crescere in vasche di grandi dimensioni, in cui vengono ben riprodotte le condizioni del suolo in condizioni naturali.

 

Talvolta si trova sotto il nome Helianthus tuberosus anche un ibrido, Helianthus LEMON QUEEN. Si tratta di una pianta perenne dotata di rizomi tuberizzati che deriva dall'incrocio tra due specie nord-americane, Helianthus pauciflorus var. subrhomboideus e Helianthus tuberosus. I rizomi vanno piantati in primavera in un posto soleggiato del giardino, dove è possibile assicurare durante l'estate l'irrigazione regolare. La pianta non raggiunge l'altezza della specie H. tuberosus, ma presenta il vantaggio di accestire bene e di fiorire relativamente precocemente, già a fine luglio, e poi a lungo fino ad ottobre. I fiori sono relativamente grandi, fino ad un diametro di 15 cm, di colore giallo chiaro della tonalità limone. E' opportuno apportare del concime molto sporadicamente per evitare l'eccessivo allungamento degli steli. Questa cultivar può essere anche coltivata partendo dal seme e può essere eventualmente collocata anche in vasi opportunamente grandi.

 

 

 

 

          

        I luminosi fiori delle piante di Helianthus tuberosus  attirano l'attenzione dei fotografi.

 

foto: bosscot139    ccrrii    Charlie Hickey   fotoapi    Giorgio Cortese    happycat    J.S.    lui2all    LuigiFDV    maddox_x    Patrizia1966    per.aasen    stargirl02

 

 

 

               

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