FOTO NOME (specie  sottospecie  'Forma'  CULTIVAR)                    Descrizione

 

Il Dracunculus vulgaris può essere coltivato in vaso, come mostrato nella

foto di Stephen Mifsud, tratta da www.Maltawildplants.com (vedi).

Per poter far crescere bene questa pianta fino allo sviluppo completo dell'infiorescenza è però necessario un contenitore assai ampio e l'apporto regolare di acqua.

 

 

 

 

Il famoso libro di Filippo Parlatore   digitalizzato:  clickare sull'immagine

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Dracunculus vulgaris

                         fonti: J.S.  Paul Hehn

 

                        

Dracunculus -  le specie

 

Si conoscono due specie del genere Dracunculus (fam. Araceae): Dracunculus vulgaris Schott, presentato più in dettaglio in questa pagina, e Dracunculus canariensis Kunth (vedi più info). Nella metà del XIX secolo Filippo Parlatore inserì nel genere anche il Dracunculus muscivorus, il quale costituisce però adesso l'unica specie di un genere a parte, Helicodiceros. Pertanto, il nome  Dracunculus muscivorus (L.fil.) Parl.  è attualmente registrato solo come uno dei sinonimi di Helicodiceros muscivorus (L.fil.) Engl. (vedi più info).

Le specie di Dracunculus hanno belle foglie divise. Tra l'altro, questa caratteristica, insieme con la sistemazione degli ovuli sullo spadice, le differenziano da quelle del genere Arum, in cui D. vulgaris   e D. muscivorus furono inizialmente inseriti.

I rappresentanti mediterranei del genere vengono coltivati in primo luogo per la bellezza delle foglie, essendo l'infiorescenza interessantissima ed attraente, ma caratterizzata da un odore cadaverico, il che non sempre permette la sistemazione delle piante in vicinanza di luoghi abitati. Ogni fiore dura però solo pochi giorni e per gli entusiasti delle Araceae l'odore risulta solo un tratto secondario rispetto al fascino degli inconsueti fiori, da molti considerati come i più spettacolari delle Araceae europee. Queste specie si prestano particolarmente bene per zone semi-ombreggiate, come bordi di boschi e vicino ad arbusti, dove il loro fogliame può risaltare maggiormente, ma possono essere piantate anche in pieno sole, dove generalmente le piante crescono meno in altezza.

I Dracunculus possono essere coltivati con successo anche in vasi di grandi dimensioni.

Solo Dracunculus vulgaris può essere  facilmente trovato in commercio in Italia, frequentemente ancora sotto il nome assegnatoli da Linneo, Arum dracunculus.

 

Dracunculus vulgaris

Il nome ha conservato la sua origine latina dracunculus, che significa piccolo drago. Così la specie venne chiamata anche da Plinio il Vecchio nella sua Naturalis Historia (Historiarum Mundi) vedi, bensì questo autore usasse tale parola per descrivere almeno altre due specie vegetali. Infatti questo termine si riferiva dai latini più che altro al fusto punteggiato, simile alla pelle di serpente (vedi le note al Libro XXIV a p.216) e nel caso di altre piante alla forma delle radici o all'effetto protettivo contro i morsi di serpenti (per esempio delle foglie di Artemisia dracunculus vedi). Carl von Linné riprese il nome e lo usò come attributo nel binomio Arum dracunculus, tornando al concetto degli antichi greci, i quali sì usavano il nome drakontion, ma applicavano il nome aron (aros) in maniera larga comprendendo specie oggi classificate come Arum, Dracunculus ed anche Colocasia. Plinio il Vecchio, al contrario, distingueva Dracunculus da Arum, ma confondeva quest'ultimo con la Colocasia, attribuendo ai greci una netta distinzione tra drakontion e aron (vedi il Libro XXIV a p.112). Già nel XVII secolo Philip Miller suggerì il nome Dracunculus per un genere a parte e nel 1832 Heinrich Wilhelm Schott (1794-1865), direttore dei Giardini Imperiali di Vienna, propose il nome Dracunculus vulgaris (vulgaris perché l'epiteto linneiano avrebbe portato ad un tautonimo).  Il nome Arum dracunculus  viene tuttora comunque frequentemente usato come sinonimo, soprattutto nella commercializzazione dei tuberi.

I nomi volgari dei Dracunculus sono molti e rispecchiano la particolarissima impressione che essi fanno su chi osserva le piante in crescita e soprattutto in fioritura. In Italia sono relativamente comuni per esempio Dragontea, Dragontea minore, Dragonzio, Erba Serpone, Erba Serpentona, Serpentaria, Erba drago. In lingua inglese si usa Giant Lords-and-Ladies, Dragon Arum, Voodoo Lily, Snake Lily, Black Arum, Dragonwort, Stink Lily, Devil's Tongue.

 

Il Dracunculus vulgaris è originario del Mediterraneo, attualmente presente nei Balcani, in Grecia, sulle isole del Peloponneso ed in Turchia, mentre in Italia viene ormai riscontrato di rado (vedi). In passato la pianta era diffusa in Italia dal Piemonte fino all'estremo sud della penisola. Ne parla con molta chiarezza Filippo Parlatore nella sua Flora Italiana del 1853 (leggi). Interessante è il ritrovamento di una forma bianca a Creta (vedi) (vedi) e di forme con fiori maculati in Turchia, come riferito da Hans de Vries (read) e P.C.Boyce (read).. 

 

L'organo ipogeo è un tubero (vedi) che può raggiungere notevoli dimensioni portando allo sviluppo di piante molte robuste ed alte spesso 100 cm, di rado fino a 200 cm.

Le grandi foglie molto decorative sono profondamente divise in 5 o 7 lacinie lanceolate e decrescenti, quasi a simulare una foglia palmato-composta. Il loro colore è vario tra il verde chiaro e scuro. Esse sono talvolta leggermente variegate con linee bianche, hanno una superficie lucida o opaca e vengono portate in cima a steli marmorizzati di colore verde, beige e porpora.

Le infiorescenze si sviluppano in tarda primavera o all'inizio dell'estate.  Esse sono composte da una larga spata -con bordi sovrapposti alla base e frequentemente appiattita nella parte superiore- e lo spadice. Le zone a fiori maschili e femminili sullo spadice sono vicine una all'altra (vedi) e non separate da fiori sterili (come invece in Arum). Questa zona è avvolta dalla "camera florale" tubolare, striata verde e marrone, formata dalla spata. La pagina inferiore della spata è di colore verde chiaro con i margini increspati rosso porpora, mentre l'interno (la pagina rivolta verso l'alto) è di colore rosso porpora scuro vellutato, talvolta nerastro. La spata e lo spadice sono glabri. Quest'ultimo è generalmente lucido, più scuro della spata, talvolta quasi nero.  Esso è lungo normalmente poco meno della spata dalla quale sporge e frequentemente vi è adagiato, ma talvolta cresce completamente staccato, tendente a posizionarsi verticalmente e occasionalmente si sviluppa fino a diventare più lungo della spata stessa (vedi). Raramente si osserva la formazione di due spate con un solo spadice. La fioritura di fine maggio o giugno è un evento che si può senza esagerazione definire spettacolare. L'apertura dell'infiorescenza è accompagnata dall'emanazione di un fortissimo odore cadaverico per attirare le mosche impollinatrici. L'odore è presente ca. 24 ore, in concomitanza con l'apertura dei fiori femminili collocati alla base dello spadice. In questo momento la pianta genera calore nell'appendice dello spadice. (La generazione di calore nelle Araceae fu osservata già all'inizio del XIX secolo dal francese Jean-Baptiste de Lamarck, ma solo recenti studi biochimici e biofisici hanno permesso di capire più a fondo questo straordinario fenomeno  - vedi.) Lo spadice si riscalda a temperature ben più alte di quelle ambientali (anche di 10 e più gradi centigradi). Il calore contribuisce probabilmente alla volatilizzazione delle sostanze che attirano le mosche e i coleotteri fin nella camera florale. Quando l'odore sparisce, lo spadice si raffredda progressivamente mentre cresce la temperatura nella camera florale a causa dell'attività termogenerativa dei fiori maschili finché non si produca il polline. I fiori femminili non sono più ricettivi, impedendo così l'autofecondazione da parte degli insetti presenti nella camera florale, la quale inizia a raffreddarsi. Le mosche o coleotteri raggiungono l'esterno portando con se il polline e possono fecondare altre piante, le quali a loro volta li attraggono emanando l'odore di carne in putrefazione. L'infiorescenza entra nella sua fase finale, la quale può protrarsi per 3 o 4 giorni, mantenendo quasi invariata la bellezza della spata e dello spadice, se la pianta viene annaffiata abbondantemente. La fioritura di piante di grandi dimensioni può durare anche 20 giorni perché progressivamente si aprono infiorescenze secondarie. Poi inizia l'avvizzimento delle foglie e rimane solo lo stelo che sorregge l'infruttescenza composta da numerosi frutti molto decorativi a forma di bacche, inizialmente verdi, che maturando a fine estate o all'inizio dell'autunno assumono un colore giallo fino a scarlatto. Ogni bacca contiene solo pochi semi: tre o quattro (vedi).

I tuberi di Dracunculus vulgaris si trovano generalmente più facilmente in commercio durante l'autunno. Possono essere piantati sia in autunno che in primavera e in condizioni particolari, come descritto più avanti, può essere vantaggioso conservarli fuori terra durante l'inverno.

In vasi sufficientemente grandi i tuberi vanno piantati in autunno alla profondità doppia della loro altezza. Tra i tuberi dovrebbe essere lasciato libero lo spazio di ca. 30 cm. Pertanto è generalmente consigliabile piantare un solo tubero per vaso, soprattutto se di grande dimensione, dando alla pianta la possibilità di svilupparsi bene e di essere osservata da tutte le direzioni. Le piante esigono un suolo ricco in materia organica, ma ben drenato, una sufficiente umidità durante il ciclo vegetativo e almeno qualche ora di sole perché la spata si colori bene. La fertilizzazione deve essere eseguita con concimi organici in primavera. Dopo la fruttificazione la pianta entra nella sua fase di riposo e durante il tardo autunno e d'inverno le innaffiature e l'esposizione alle precipitazioni meteoriche devono essere limitate. E'  importante che non si verifichino ristagni d'acqua, ma non è necessario proteggere il vaso da leggeri gelate. Solo durante la primavera le gelate tardive possono danneggiare le piante che abbiano già iniziato l'accrescimento. Nel caso non si possano assicurare le suddette condizioni, conviene conservare i tuberi fino alla primavera ed alla fine del loro ciclo vegetativo il tubero in tardo autunno dissotterrare quelli che hanno vegetato bene, conservarli immersi in un substrato sterile come la torba, trucioli o vermiculite e reimpiantarli quando ogni pericolo di gelate sarà passato.

La propagazione è facile sia da seme che dividendo i grandi tuberi. Ogni sezione da ripiantare deve contenere almeno una gemma. La pianta è semirustica e le giovani piante esigono una buona protezione contro eventi di freddo tardivo in primavera.

Danni da parassiti sono rari, ma piante indebolite, per esempio dalla siccità, diventano più suscettibili anche ai nemici meno voraci. Danni da muffe possono verificarsi quando le piante sono collocate in zone non sufficientemente ventilate.

 

   

            Dracunculus vulgaris in un recipiente di adeguata dimensione.                                           foto J.S.

 

alla pagina di Dracunculus da coltivare in piena terra

 

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